Scrivi per cercare

BREVE STORIA DELLA SCSM – SOCIETÀ DI CULTURA E STORIA MILITARE – E DEL SUO LOGO

Quando

L'idea originale da cui sarebbe scaturita la SCSM nacque fra quattro amici in un lontano pomeriggio d'autunno del 1998, durante uno dei soliti incontri settimanali che da anni costituivano — e lo sono ancor oggi — oltre a un momento di relax, anche un confronto sereno sui più svariati argomenti di carattere storico e culturale.

Quel giorno i quattro amici formularono il proposito di costituire un'associazione, aperta a tutti, con la quale e tramite la quale si potesse coltivare e diffondere la loro comune passione: la storia militare.

Dopo quasi due anni di riflessioni, dubbi e rinnovati tentativi, i quattro amici, divenuti Soci Fondatori, il 14 febbraio 2000 poterono convocare l'Assemblea costitutiva della Società di Cultura e Storia Militare presso l'Aula Magna del Liceo classico Aristofane di Roma, dove due di loro insegnavano.

I risultati furono superiori a qualsiasi aspettativa: oltre ad un lusinghiero numero di intervenuti superiore alle attese, infatti, moltissime furono le iscrizioniipso factoe, fra queste, la grande maggioranza fu da parte di giovani e giovanissimi studenti: esattamente il pubblico dal quale la SCSM contava di raccogliere il maggior numero di consensi e verso il quale ancor oggi intende indirizzare al massimo livello le proprie energie.

Perché

Perché proprio la storia militare? Perché eravamo e siamo convinti che questa si presti particolarmente – per l'eredità di sacrifici, di sangue, di sofferenze che nel corso dei secoli tanti popoli hanno dovuto sopportare ed affrontare per difendere la propria esistenza, la propria identità e la propria libertà – a trovare e far trovare la giusta congiunzione con il passato, nella cui continuità si può trovare un senso per il futuro.

Lo studio della storia militare permette non solo di apprendere meglio tutta la storia ma, anche, di comprendere molti fatti della stessa spesso rimasti senza apparenti spiegazioni.

Questa convinzione, a fronte del disinteresse con cui vengono trattati certi argomenti, se non ignorati, induce la SCSM a cercare di contribuire a rimuovere l'indifferenza, se non l'insofferenza, particolarmente diffuse in Italia specie fra i giovani, per tutto quello che ha a che fare con il "militare".

Scopo

Lo scopo dell'Associazione non consiste quindi nell'esaltazione della guerra e delle armi, ma nella ricerca, comprensione e spiegazione delle stesse, dei motivi, dei risultati, delle conseguenze, ed una disamina di tutto quello che ad esse ed ai soldati è stato ed è più o meno collegabile: sociologia, economia, uniformologia, fortificazioni, ecc. ecc.

L'Associazione vuol ridare lustro a quello che si chiamava "onore militare"; vuol inoltre dare piena luce a verità troppo spesso cancellate dall'oblio o, come già accennato, dall'indifferenza o, anche, travisate da interessi di parte; vorremmo che tutta la storia venisse divulgata nella sua pienezza, senza più limitazioni – per i fatti d'arme, spesso significativi e condizionanti – a brevi note a piè di pagina.

A chi

La SCSM dunque è aperta alle persone già dotate di una cultura senza barriere ed agli studiosi del settore specifico della storia militare, ma soprattutto ai giovani ed a tutti coloro i quali desiderano avvicinarsi ad un oggetto per lo più sconosciuto e spesso condizionato da luoghi comuni, false leggende o pregiudizi.

Oggi

Ad oggi, a ventunesimo secolo ormai inoltrato, e nonostante l'intervallo segnato dagli anni bui del covid che hanno impedito le assemblee e le occasioni di incontro, vi è stato un ricambio generazionale; i soci iniziali, quasi tutti residenti a Roma, si sono diversificati e diffusi nel resto d'Italia, e le nuove iscrizioni sono derivate dalla frequentazione del nostro dominio su Internet, completamente rinnovato nel 2026, e favorite da riviste e siti del settore storico militare che hanno segnalato la nostra esistenza o hanno usufruito dei servizi che la SCSM offre gratuitamente a chiunque li richieda.

Tutto questo è stato ottenuto — se è consentito un pizzico di orgoglio — senza sponsorizzazioni né finanziamenti né appoggi di sorta, ma solo in un regime di perfetta indipendenza e libertà garantito dal volontarismo e dal sistema dell'autofinanziamento, attraverso l'entusiasmo di chi crede fermamente e si dedica assiduamente al fine per cui da ormai tanti lustri ci battiamo.

I nostri Soci, ma preferiamo chiamarci fra di noi amici, rappresentano un po' tutta la società: studenti, docenti, ufficiali in servizio ed a riposo, professionisti dei più vari rami, e "semplici" cittadini appassionati o incuriositi della materia.

Le attività svolte fino ad oggi si possono così riassumere: apertura del dominio arsmilitaris; due cicli di conferenze presso il citato Liceo; un incontro presso il Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri; pubblicazione dei Quaderni con i lavori dei Soci; da febbraio 2002, una serie di incontri presso il Museo Canonica con tema le Forze Armate italiane ieri ed oggi; nel 2015 un convegno, gestito con la gemellata ANUTEI (Associazione Nazionale Ufficiali Tecnici dell'Esercito Italiano) in commemorazione della figura del generale MOVM Vito Artale, assassinato alle Fosse Ardeatine; negli anni successivi, frequenti collaborazioni con Enti pubblici, organizzazioni private e con semplici cittadini. La SCSM infatti è una associazione realmente no-profit che mette a disposizione le energie proprie e quelle dei suoi soci per offrire consulenze, sussidi e ricerche assolutamente gratuite (la cultura non ha prezzo e non si misura un tanto a pagina) a chiunque ne faccia richiesta.

La SCSM e il suo logo

Probabilmente qualche Socio ricorderà ancora come, durante l'Assemblea dei Soci del 2012, fossero stati presentati alcuni prototipi di un nuovo logo che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto rappresentare ancor meglio la nostra Associazione. La proposta, che dette luogo ad un'accesa conversazione, venne poi a cadere per vari motivi non solo tecnici che non stiamo qui a ricordare.

Abbiamo recentemente pensato – visto anche il "ricambio generazionale" che ha caratterizzato in questi anni la SCSM – sia di ricordare il primo effimero logo, che costituisce ormai un lontano ricordo anche per i fondatori, sia di illustrare quello attuale, che ormai ci fregia da oltre cinque lustri.

Il primo logo nacque subito dopo la fondazione della SCSM, risalente all'ormai lontano 2000, ed apparve sulla copertina del primo Quaderno. Il simbolo doveva rappresentare non solo la matrice culturale e storica dell'Associazione, ma anche quella specificamente storico-militare.

Le ricerche fatte all'epoca, attingendo a fonti iconografiche classiche, portarono alla scelta di una vittoria alata tratta da un vaso attico a figure rosse. L'immagine originale rappresentava però un trionfo olimpico, in quanto la figura femminile reggeva un disco con una mano, e un tripode con l'altra: era quindi necessario cercare di adattarla e trasformarla in qualcosa di più consono. Gli "artisti" (il Presidente e il Vice Presidente) si misero all'opera e – con la china e molta fantasia prima, con il computer dopo – il lavoro venne compiuto.

La testa chiomata della dea venne coperta da un elmo vagamente romano, con tanto di cimiero, mentre il tripode ed il disco venivano sostituiti da un libro e da una lancia.

In teoria il logo avrebbe dovuto essere completato con una cornice e con un motto; la cornice rimase nel limbo delle buone intenzioni, mentre come motto venne adottato, sia pure ufficiosamente, quello di Dulce bellum inexpertis , preferito al virgiliano Arma virumque cano che non venne comunque escluso.

Il primo logo della SCSM, una vittoria alata con elmo, lancia e libro
Figura 1— IL PRIMO LOGO

Il risultato fu quello che potete vedere nella figura 1. Prima di sorridere, più o meno benevolmente, sull'immagine e sulla qualità della stessa, tenete conto che è il risultato di innumerevoli riproduzioni e scansioni, essendo andato perduto il bozzetto originale.

Dopo ben poco ci rendemmo però conto che il logo non rappresentava pienamente lo "spirito" e gli scopi dell'Associazione, né veniva molto apprezzato dai Soci, tanto che in merito ci giunsero anche delle osservazioni critiche. Decidemmo quindi di procedere ad un cambio radicale.

Ora, la scelta di un logo non avviene certo a caso o per motivi puramente grafici e d'effetto, trascurando la sostanza (o almeno così dovrebbe essere).

Per giunta, chi – come noi – si occupa del settore storico-militare della civiltà umana non può certo sfuggire a questa regola, dal momento che gli eserciti e gli uomini in guerra hanno, in qualunque tempo, dato luogo ad una vera e propria "liturgia", estremamente varia, complessa ed esplicitata da simboli. Si può dire, anzi, che nessun altro campo della cultura umana, ad eccezione forse di quello religioso e politico, ha mai fatto un uso altrettanto universale di immagini metaforiche o allegoriche. E questo molto prima che, come al giorno d'oggi, si accampasse prepotente la effimera "civiltà dell'immagine".

Forti di queste considerazioni, e tenuto conto delle osservazioni pervenuteci, la scelta cadde – grazie all'enciclopedica conoscenza dell'arte (e non solo!) del Vice Presidente – su un'immagine tratta da un vaso attico a figure rosse del V secolo a.C., che rappresentava al meglio la sintesi della ragion d'essere della SCSM.

Il logo attuale della SCSM: il commiato fra un guerriero e una figura femminile, da un vaso attico a figure rosse
Figura 2— IL "NUOVO" LOGO

L'immagine, riportata in figura 2, mostra una figura femminile, drappeggiata in un peplo, colta nel momento del commiato da un guerriero che si appresta alla partenza. L'uomo procede a passo spedito, ma a capo chino, verso sinistra; la donna, invece, come colta dall'emozione e dal profondo dolore del distacco, ha lo sguardo perduto verso destra. La scena, nella solitudine delle due figure, ha un sapore intimistico e di assorta meditazione.

L'immagine – nella quale il serpente apposto sullo scudo rappresenta, come nelle antiche culture indo-occidentali, la sapienza – si presta a due interpretazioni simboliche, a seconda di quale dei due motti – che seppure ufficiosamente, come sopra detto, hanno qualificato sin dall'inizio l'Associazione – si scelga: il celebre verso con cui si apre l'Eneide,  Arma virumque cano , o l'altrettanto celebre massima di Vegezio riportata negli  Adagia di Erasmo da Rotterdam, Dulce bellum inexpertis . Entrambi infatti si adattano perfettamente a penetrare il significato dell'immagine. 

Il primo (caro al Segretario) illustra l'aspetto culturale degli obiettivi societari che, come abbiamo sempre scritto e sottolineato, non è quello dell'esaltazione della guerra in sé, ma lo studio analitico e sereno del fenomeno in tutti i suoi aspetti, senza mai nasconderne la necessità storico-politica che infinite volte la ha provocata e che non può essere a priori negata, ma neppure la terribile valenza. Poiché soltanto chi conosce veramente la guerra, e non chi parla per stereotipi, può veramente desiderare la pace.

È facile immaginare che la donna sia Clio – la Musa della Storia e della poesia epica – che guarda idealmente al passato ma che stringe, col braccio destro coperto dallo  oplon (scudo), la mano del guerriero, ad indicare che a lui sarà indirizzato il suo canto ed il suo ricordo.

Se applichiamo invece la massima vegeziana, l'interpretazione viene ribaltata: il giovane e inesperto oplita si avvia infatti alla guerra risoluto ed animato da fieri ideali e dal foscoliano "Spirto guerrier ch'entro mi rugge", sia pure con un po' di rimpianto per i cari che lascia. La donna invece, nello struggente momento dell'addio all'amato – padre, marito, fratello o figlio che sia – è ben consapevole degli affanni, delle privazioni, delle ferocie e degli orrori che lo attendono e che segneranno per sempre la sua anima e forse anche le sue membra. Nella sua saggezza femminile, forse materna, lei ben sa che la guerra può sembrare bella e affascinante per chi non l'abbia ancora vissuta, ma gli apparirà soprattutto terribile quando quegli occhi ne avranno contemplato tutto il cruento spettacolo.

Con Vegezio viene pertanto sottolineato l'aspetto storico, in quanto la SCSM studia i valori civici ed umani su cui si è sempre incentrata la vita del soldato, le figure dei militari ed i fatti d'arme antichi, moderni e soprattutto patrii, sui quali intende riportare l'attenzione del pubblico, spesso distratto da altri ben più futili argomenti.