
Ø "La Seconda Squadra Speciale
navale giapponese nel Mediterraneo" di Alberto Galazzetti
Ø "La strana guerra del sergente André Maginot"
di F-Xavier Bernard
Ø "Dal diario di Massimiliano Grendene alpino del
Btg. "Vicenza" di Giovanni Dalle Fusine
Ø "30 maggio - 3 giugno 1916: i Granatieri di Sardegna
nella difesa di Monte Cengio" di Luigi Cortelletti
Ø "1917: i 7 fucilati a San Vito di Leguzzano ora
hanno un nome" di Giovanni Dalle Fusine
Ø "La Landsturm tedesca nella prima guerra mondiale"
di Filippo Lombardi
Ø
Poi ci sono le rubriche, anche queste aperte alla collaborazione:
Ø "Brevi dalla Grande Guerra",
raccolta di notizie odierne riguardanti la Prima Guerra Mondiale
Ø "Bibliofilia della Grande Guerra", recensioni,
critiche, nuove e vecchie uscite librarie, bibliografie, insomma
tutto quanto ha a che fare con la carta stampata sulla Grande
Guerra
Ø "Portfolio fotografico", fotografie particolari,
originali, commentate nel loro contenuto
Oltre agli autori, gli altri collaboratori che hanno permesso la realizzazione del primo numero sono Ilaria Panozzo, Marino Perissinotto, Angelo L. Pirocchi.




Parlare di Storia, senza annoiare. Guardare un film, evitando di concedere patenti di verità, sull'onda dell'immagine che rapisce, della bella sceneggiatura, del fascinoso protagonista di turno. Un gioco ad incastro, tra Storia e rappresentazione filmica, un puzzle divertente, quello che ci propone l'Autore, con la sua "rivisitazione" di alcuni film storici ormai diventati classici, "riletti" ben oltre la loro dimensione, parziale, di meri momenti spettacolari, e "riscritti" sulla base della verosimiglianza storica, se non proprio della Verità. La Storia, le storie, in definitiva, per come sono realmente andate. Il tempo della propaganda cinematografica per fortuna è finito. Ci auguriamo siano venuti meno anche i vecchi tabù del determinismo storico, secondo cui il senso della Storia era quello dell'ineluttabile "progresso". In questa direzione l'Autore individua una prospettiva di lavoro nuova ed accattivante, tanto anticonformista. rispetto alla vulgata corrente, quanto rigorosa, perchè attenta ai fatti, tanto innovativa, rispetto alla più tradizionale lettura critica della singola pellicola cinematografica, quanto capace di non subirne la suggestione.
BRUNO PAMPALONI, genovese, giornalista e saggista, collabora da tempo con diversi quotidiani e periodici nazionali, cartacei e on line tra cui Il Foglio, Libero, Libero Mercato, Area, Economy. Per i nostri tipi ha pubblicato, insieme con Alberto Rosselli, il saggio storico Il Ventennio in celluloide (2005). Come scrittore ha al suo attivo Nessun Male (Mondadori 2007) e Li vuoi tutti morti (Fratelli Frilli 2005).

Illustriamo il libro con qualche parola presa dalla presentazione: "La pietas filiale di Santecchia si profila straordinaria, sol che si pensi quante volte quei racconti furono ripetuti da un uomo semplice ed onesto, restituito agli affetti familiari, alla vita isolata dei campi, dopo la tragedia della guerra e della prigionia in paesi remoti e, quindi, dopo un affaccio lacerante sulla grande storia" (Pier Luigi Falaschi); e ancora: "... anche le vicende veicolate dall'oralità ... sono ugualmente importanti per gli avvenimenti dei giorni nostri, perché portano testimonianze vissute e insieme ad esse la ricchezza e le sfumature degli affetti che vi si legano" (Rossano Cicconi).
Gettysburg, la madre di tutte le battaglie della Guerra Civile
Americana. Questa località della Pennsylvania,ancora oggi
il parco nazionale più visitato di tutti gli Stati Uniti,fu
teatro di uno scontro sanguinoso che per tre giorni impegnò
duramente lArmata sudista della Virginia Settentrionale,al
comando di Robert E. Lee,uno dei generali più famosi della
storia e lArmata nordista del Potomac al comando di George
Meade. Dopo tre giorni i Sudisti ,non riuscendo ad aver ragione
della ostinata resistenza nemica,dovettero ritirarsi sulle posizioni
di partenza. Il tentativo di Lee di invadere il Nord e distruggere
la sua più potente armata era fallito,da quel momento in
poi le fortune della Confederazione avrebbero cominciato irreversibilmente
a declinare fino a condurre alla dissoluzione quellorganismo
politico che per quattro anni aveva cercato con la forza delle
armi di separarsi dagli Stati Uniti. Da quel momento, Gettysburg
sarebbe entrata nella leggenda oltre che nella storia,sarebbe
diventata il punto dellAlta Marea Confederata,che da quel
momento in poi avrebbe cominciato a rifluire. Indubbiamente la
battaglia in se è stato un evento molto importante,ma non
decisivo,almeno da un punto di vista strettamente militare. Daltro
canto se si accetta la visione della Guerra di Secessione,come
prima guerra moderna,diventa assiomatico che Gettysburg non fu
Waterloo e che per quanto fondamentale possa essere stato il successo
conseguito da Meade e dai suoi uomini,da solo non avrebbe modificato
le sorti del conflitto. La battaglia tuttavia fu sanguinosa e
drammatica. I Sudisti furono quasi sul punto di vincerla,ma si
scontrarono con un nemico deciso,caparbio,risoluto a non cedere
neanche un metro di terreno ,che per molti degli uomini in blu
era il giardino di casa. Tanti furono gli episodi di valore che
furono il sale di questa immane tragedia che è entrata
nellepos americano.
Lautore ha basato la trattazione della battaglia sopratutto
sulle fonti primarie,senza trascurare ovviamente i numerosissimi
testi oggi disponibili,lasciando che nella maggior parte dei casi
fossero i protagonisti a parlare,a descrivere gli eventi e gli
orrori di cui furono i diretti testimoni,lasciando a noi in eredità
la memoria di un evento che ha cambiato per sempre il corso della
Storia.


La lotta per il timone del repubblicanesimo risorgimentale
iniziò nel 1831 e vide come protagonisti Filippo Buonarroti
e il giovane Mazzini. Soprattutto attraverso il racconto della
vita e il pensiero di Carlo Bianco si può comprendere come
essa si sia risolta in favore del ligure nel febbraio 1833, allorché
il fondatore della Giovine Italia censurò lautore
della Guerra nazionale dinsurrezione per bande applicata
allItalia in corrispondenza della pubblicazione del Manuale
Pratico del Rivoluzionario Italiano.
Il genovese non volle assolutamente che le idee di uguaglianza,
dittatura rivoluzionaria unica e terrore comparissero nello scritto,
stampato sotto lalta egida della sua Società.
Mazzini reagì per non essere confuso con chi era pronto
a piantare lalbero della libertà o, peggio, a innalzare
la ghigliottina.
In proposito ricordiamo che sulle indicazioni del Manuale Pratico del Rivoluzionario Italiano gli insorti palermitani del 1860 costruirono addirittura un cannone!

Castellani oltre il Piave: il ricordo e
la memoria. 175 PAGINE E 180 IMMAGINI
(formato 30 cm x 21 cm) Lettere e fotografie inedite di soldati
romagnoli durante la Grande Guerra unite a preziose testimonianze
dal cosiddetto fronte interno. La Grande guerra vista con gli
occhi di chi gli ordini li eseguiva e non li dava.
Da una recensione apparsa sulla rivista Aquile in Guerra
(Nr. 15/2007 - pp 19-20) della Società Storica per la Guerra
Bianca: "Il libro, edito nel 2006, costituisce un'interessante
e ben riuscito esempio di memorialistica minore, ovvero per dirla
con le parole di Mario Rigoni Stern nella prolusione al libro
- un esempio di storia dei minori -
Un
libro quindi che, per il suo interesse e per la sua completezza,
merita di essere conosciuto anche al di fuori della ristretta
cerchia dei castellani, ma che può interessare tutti i
cultori e gli appassionati della Grande Guerra.
Dalla prolusione di Mario Rigoni Stern:
"Riproporre documenti e memorie dei cittadini di Castel Bolognese
che hanno partecipato alla Grande Guerra, magari dando loro giovinezza,
è un'azione degna e meritoria.
La storia dei minori non si deve dimenticare, questo è
un dovere anche per i contemporanei e per i discendenti di quei
semplici soldati che nelle trincee, tra il 24 maggio 1915 e il
4 novembre 1918, hanno preso conoscenza della grande tragedia
con forza di sopportazione a fianco di cittadini di ogni regione
e dialetto d'Italia.
Loro non esaltavano la violenza, il loro eroismo era di sopportare
il fango, la sete, i pidocchi, il sonno. Sia il loro ricordo di
rispetto, di amore e i riconoscenza; il loro sacrificio un invito
alla tolleranza, alla chiarezza e all'onestà"

Sebbene la Repubblica Popolare Cinese continui a dichiararsi
un Paese ateo, in realtà esso conta al suo interno una
popolazione religiosa costituita da ben 540 milioni di individui
(su un totale di 1 miliardo e 300 milioni di abitanti) dei quali,
tuttavia, soltanto 300 milioni dichiarerebbero apertamente la
propria fede per non incorrere in discriminazioni da parte dello
Stato.
Nonostante l'articolo n. 36 della Costituzione consenta a tutti
i cittadini di esercitare "libertà di credo",
in questo vasto Paese l'essere professanti costituisce ancora
un handicap di non poco conto, un effettivo status di 'diversità'
che può precludere il beneficio dei più elementari
diritti umani. Una situazione dolorosa e paradossale se si considera
che a partire dagli anni Novanta in Cina nessuno crede più
al mito del comunismo.
E mentre il patrimonio culturale del socialismo maoista si sgretola
di fronte all'epocale mutazione capitalista di questo immenso
Paese, i vertici di Pechino si trovano a dovere fronteggiare -
spesso con la violenza - una temuta realtà, fino ad appena
un decennio fa totalmente inimmaginabile, cioè la spontanea
rinascita tra le masse - disgustate dalla crescente corruzione
delle istituzioni e deluse dal tradimento degli impossibili ideali
di giustizia sociale predicati per decenni dallo stato materialista
- del sentimento religioso. Quello che oggi reclamano milioni
di giovani cinesi, soprattutto giovani, assetati non soltanto
di facile e aleatorio benessere materiale, ma anche di dignità
e autentica giustizia.
Alberto Rosselli, giornalista e saggista storico genovese,
ha collaborato e collabora da tempo con diversi quotidiani italiani
ed esteri (tra cui Il Giornale, Libero, l'Indipendente e Il Secolo
d'Italia, Il Borghese, Maariv-Tel Aviv) e con periodici nazionali
(tra cui l'Europeo, Storia del Novecento e Storia Verità,
di cui è Direttore editoriale) e con svariati siti internet
tematici di storia, etnologia, storia militare e diplomatica e
geopolitica italiani, statunitensi, tedeschi e olandesi. Come
studioso di storia moderna, contemporanea e militare ha al suo
attivo alcune opere di narrativa e diversi saggi tra cui Québec
1759, Il Conflitto anglo- francese in Nord America 1756-1763 (tradotto
anche in lingua inglese), Il Tramonto della Mezzaluna - L'Impero
Ottomano nella Prima Guerra Mondiale, La resistenza antisovietica
in Europa Orientale 1944-1956, L' Ultima Colonia - la guerra coloniale
in Africa Orientale Tedesca 1914 - 1918; Il Ventennio in Celluloide
(in collaborazione con Bruno Pampaloni); Sulla Turchia e l'Europa;
L'Olocausto armeno; Storie Segrete della Seconda Guerra Mondiale;
Il Movimento panturanico e la ' Grande Turchia' e La persecuzione
dei cattolici nella Spagna repubblicana 1931-1939.
Presentiamo con piacere e raccomandiamo a tutti i soci l'ultima fatica di Gianandrea Galiani la preparazione del quale ci sembra quasi inutile sottolineare.

Collana: Secreta Editore: Studio LT2 Formato:
13,5x21 cm Pagine: 260 Illustrazioni e legatura: Brossura cucita
ISBN: 978-88-88028-13-2 Prezzo: 18,00 Euro
STUDIO LT2 Dorsoduro, 1213 30123 Venezia T 041 52 32 034 F 041
24 15 371 - studio_lt2@libreriatoletta.it www.libreriatoletta.it
Esiste una via italiana alla guerra? Unanalisi
senza pregiudizi né facili moralismi di come le Forze Armate
della Repubblica siano intervenute nei due principali teatri doperazioni
in cui lautorità politica le ha inviate, Iraq e Afghanistan.
Largomento:
Esiste un'italian way of war? Un modo tutto italiano di partecipare
ai conflitti negando di fare la guerra?
Schierando le truppe, ma limitando l'impegno bellico e l'esposizione
politica?
Guerre di pace italiane esamina la partecipazione militare italiana
alle guerre scoppiate dopo l'11 settembre, in particolare Afghanistan
e Iraq, approfondendo i temi operativi, politici e mediatici che
contraddistinguono le ambiguità dell'Italia in guerra e
in parte già emersi durante i conflitti nel Golfo (1991),
in Somalia (1993-94) e in Kosovo (1999).
Nei più importanti teatri bellici l'Italia ha spesso schierato
truppe e mezzi insufficienti che hanno lasciato i contingenti
più esposti alle offensive di milizie e terroristi. In
altri casi sono state messe in campo forze potenti, ma non autorizzate
a combattere. Scelte dettate dall'esigenza di essere al fianco
dei nostri alleati anglo-americani pur senza correre i rischi
politici derivanti da un reale ruolo bellico. Ambiguità
che hanno esposto l'Italia a brutte figure con gli alleati senza
riuscire a risparmiarci i lutti e le conseguenze dei conflitti.
Due governi, di diverso colore politico, hanno cercato di coprire
la realtà dei combattimenti utilizzando la retorica delle
"missioni di pace" e delle "operazioni umanitarie"
complice anche una censura mediatica senza precedenti in una democrazia.
Anche per questa ragione le vittime militari di attentati terroristici
hanno avuto grande visibilità, mentre i soldati distintisi
in combattimento e decorati per eroismo sono rimasti sconosciuti.
Il libro si sofferma anche sulle difficoltà sociali e politiche,
evidenti in Italia e più in generale in Europa, ad accettare
il concetto stesso di guerra e ad affrontare le perdite che un
conflitto inevitabilmente comporta. Limiti che inesorabilmente
condizionano la politica estera italiana portandoci sempre di
più ai margini dell'Occidente.
Lautore:
Gianandrea Gaiani è nato nel 1963 a Bologna, dove si è
laureato in Storia Contemporanea. Dal 1988 si occupa di analisi
storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri
di guerra per numerose testate giornalistiche.
Attualmente scrive sui quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio, Libero,
il Corriere del Ticino, i settimanali Panorama e Gente ed è
opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital.
Dal gennaio 2000 dirige il web-magazine Analisi Difesa (www.analisidifesa.it)
Dal 1991 ha realizzato reportage da numerose aree di crisi e ha
seguito sul campo le operazioni militari italiane in Kurdistan,
Somalia, Mozambico, Albania, Croazia, Bosnia, Macedonia, Kosovo,
Afghanistan, Sinai e Iraq.
Dal 1999 collabora con lIstituto di Studi Militari Marittimi
di Venezia (ISMM) e ha insegnato allIstituto Superiore di
Stato Maggiore Interforze (ISSMI) di Roma.
Presentiamo l'edizione a stampa del volume di Umberto Maria Milizia e Piero Pastoretto su Le Quinqueremi. Tutto il testo è stato profondamente corretto e riveduto rispetto all'edizione precedente.

Il volume è una attendibile ricostruzione della temibile macchina da guerra che consentì ai Romani la supremazia nel Mediterraneo, sulla base di una attenta e profonda disanima delle fonti letterarie ed archeologiche. Esso fornisce una convincente risposta a tutti i problemi relativi alla forma, tecnica ed impiego della più famosa nave da battaglia dell'antichità, fornendone una proposta di ricostruzione originale ma estremamente realistica.

Tra il 1848 e il 1938 la partecipazione dei cittadini di religione
ebraica alle forze armate italiane fu attiva e decisiva sia in
pace sia in guerra. Prendendo parte con valore a tutte le battaglie
risorgimentali e a tutti i conflitti successivi, essi dimostrarono
un forte senso didentità con i destini della Patria
e del regime fascista.
Durante il Risorgimento il re Carlo Alberto concesse piena uguaglianza,
integrazione ed emancipazione alla minoranza ebraica. Il patriottismo
e il militarismo fecero il resto, sostituendo lappartenenza
religiosa, creando unidentità nazionale solida e
annullando qualsiasi differenza tra cristiani e israeliti. La
situazione imperturbata si protrasse anche in periodo fascista:
alcuni collaboratori di spicco di Mussolini erano ebrei e il consenso
non mancò, come non si esaurì il continuo affluire
dei giovani israeliti in divisa.
Con la guerra di Etiopia, la sterzata totalitaria e lavvicinamento
alla Germania nazista, la politica mussoliniana cambiò
rotta, verso la progressiva discriminazione e persecuzione degli
ebrei italiani, militari compresi.
Giovanni Cecini, nato a Roma nel 1979, è laureato in Scienze Politiche e in Lettere e Filosofia presso lUniversità degli Studi di Roma «La Sapienza». Socio dellIstituto per la Storia del Risorgimento Italiano e collaboratore dellUfficio Storico dello Stato Maggiore dellEsercito. È autore di articoli e saggi sulle riviste «Unuci», «Ha Keillah», «Il Secondo Risorgimento dItalia», «Nike - La rivista delle scienze politiche» e «DEP» dellUniversità Ca Foscari di Venezia, tra cui Loccupazione italiana della Provenza (2005), Un intellettuale italiano: «lEducatore fascista» Giovanni Gentile (2006) e DallImpero alla Repubblica. Il Corpo di Spedizione italiano in Anatolia (2007).


Si tratta del risultato di un lavoro durato quasi due anni
di ricerche condotte principalmente presso l'archivio dell'Ufficio
Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito (USSME) a Roma, consultando
documenti ancora inediti, Istituti storici della Resistenza, biblioteche
e archivi pubblici e privati, ma soprattutto raccogliendo la testimonianza
diretta e preziosa dei reduci dalla prigionia nei campi sovietici.
L'idea di affrontare questo tema così delicato è
nata da un'esperienza personale diretta, un prozio appartenuto
alla Brigata Alpina Julia disperso in Russia alla memoria del
quale è dedicato il libro stesso. Il mio ha voluto essere
un lavoro non tanto sulla campagna militare dello CSIR prima e
dell'ARMIR in seguito contro l'Unione Sovietica quanto sulla descrizione
della vita quotidiana nei lager sovietici, concentrando l'attenzione
sull'attività di propaganda e rieducazione politica svolta
ai danni dei nostri soldati e ufficiali.
L'avventurosa vita del combattente varesino Vittorio Daverio, Caduto il 06/04/1944 durante un agguato teso alla leggendaria Squadriglia Autonoma "Faggioni", in cui il suo aerosilurante SM 79 decollato quello stesso giorno dal "Campo della Promessa" di Lonate Pozzolo per una crociera di trasferimento in zona di operazioni al Campo trampolino di Sant'Egidio, fu abbattuto alle spalle sulla Valdarno da una squadriglia di caccia bombardieri P-47 Thunderbolt statunitensi, avvertiti per tempo del passaggio degli aerosiluranti italiani. I resti mortali del pilota riposano in Pace al Sacrario dei Caduti al Cimitero di Trespiano dopo essere stati raccolti, composti, identificati ed inumati da mani pietose.

Storia, uomini, uniformi e tattiche delle unità d´Artiglieria,
Nebelwerfer & Mortal della Heer 1939-1945
Il testo tratta la storia, l´organizzazione e le tattiche
della "Heeresartillerie" attraverso le schede storiche
di tutti i corpi, divisioni, brigate, reggimenti, reparti e batterie
dell´artiglieria indipendente dell´esercito tedesco,
compresa la Nebeltruppe, i reparti dell´artiglieria costiera,
l´artiglieria ferroviaria e l´artiglieria delle fortificazioni,
oltre ai lanciagranate e ai battaglioni di mitragliatori. Sono
incluse anche le descrizioni e gli elenchi dei Comandanti d´Artiglieria,
delle unità d´osservazione e di supporto tecnico,
le tattiche impiegate, i simboli tattici, le schede biografiche
dei decorati con la croce di ferro di prima classe, le caratteristiche
tecniche dei pezzi d´artiglieria tedeschi e dei loro traini
meccanici. 344 pagine oltre 100 foto e 10 profili in b/n , formato
17x24 Lingua: italiana 32,00

Il presente studio, scritto per conto dell´US Army dal generale Erhard Raus (esperto nell´impiego delle unità corazzate), riguarda la tattiche particolari adottate dalla Wehrmacht e dall´Armata Rossa in due delle più importanti battaglie svoltesi sul fronte orientale: la battaglia di Stalingrado e la quarta battaglia di Kharkov. L´autore analizza nella prima parte le tattiche impiegate dai reparti corazzati della 6.Panzer-Division, da lui comandata, durante l´operazione "Wintergewitter" del novembre 1942. Nella seconda parte sono prese in esame le tattiche russe impiegate nei combattimenti sul fiume Donets dell´estate 1943 contro il XI Armee-Korps. Lo studio è integrato dal resoconto della fase culminante della quarta battaglia di Kharkov. 198 pagine oltre 50 illustrazioni in b/n , formato 14x21 Lingua: italiana 20,00
IMPORTANTE RICONOSCIMENTODELL'UNIVERSITÀ' DI VENEZIA CA' FOSCARI ALLO STORICO GENOVESE ALBERTO ROSSELLI:
II saggio di storia del giornalista e storico genovese Alberto Rosselli:
edito da Rizzoli BUR, è stato inserito tra i tre principali libri di testo dello speciale corso di Storia dell'Impero Ottomano condotto dalla Professoressa MariaPia Pedani, docente della prestigiosa Università Ca" Foscari di Venezia. Il Tramonto della Mezzaluna ripercorre ed analizza le ultime drammatiche fasi di uno dei più singolari e potenti fenomeni statuali islamici: l'ImperoOttomano. Il testo rivisita tutte le fasi e gli avvenimenti, militari, politici e diplomatici, che hanno caratterizzato o fatto da sfondo a uno degli eventi più importanti e densi di conseguenze del XX secolo, evidenziando inoltrel'origine e il peso di un fattore, quello religioso islamico, che all'alba di questo terzo millennio sembra esseretornato a condizionare le relazioni delle numerose comunità un tempo governate, e controllate, dalla SacraPorta ed oggi costrette ad affrontare il problema dell'affermazione della propria identità ed autonomia in uncontesto geopolitico assai frastagliato e sostanzialmente fragile: vedi taluni Paesi mediorientali e caucasici (Irak, Iran, Afghanistan e Cecenia). (da Il Gazzettino di Venezia)

Alberto
Rosselli, genovese, giornalista e saggista storico. collabora
da tempo con diverse testate nazionali ed straniere e con siti
internet tematici. Come studioso di storia moderna, contemporanea
e militare ha al suo attivo diversi saggi tra cui Quebec 1759,
lI conflitto anglo-froncese in Nord America 1756-1763,
tradotto anche in lingua inglese, e Il Tramonto dello Mezzaluna,
Limpero Ottomano nella Prima Guerra Mondiole (2004).
L'Ultima Colonia è un saggio storico incentrato su una
delle più importanti e meno note campagne militari della
Prima Guerra Mondiale, quella relativa alla difesa da parte delle
forze tedesche, al comando del leggendario colonnello Paul von
Lettow Vorbeck, della colonia del Tanganika, isolata dalla madrepatria
ed attaccata dagli eserciti britannici, belgi e portoghesi facenti
parte dellIntesa.
Il libro analizza - sia sotto il profilo politico-economico che
diplomatico-militare - i rapporti delle Potenze e dei rispettivi
possedimenti europei alla vigilia e durante la Grande Guerra e
tutte le fasi della campagna dAfrica Orientale che vide il piccolo
contingente del colonnello Vorbeck impegnato in un confronto senza
speranze. (Il testo, corredato da una sezione iconografica contenente
rare immagini e mappe, descrive dettagliatamente le forze in campo
e le tattiche e le strategie adottate. LUltima Colonia (titolo
che fa esplicito riferimento alla difesa dellultimo possedimento
dellimpero coloniale del kaiser) ripercorre, attraverso aneddoti
e memorie tratte dai diari dei protagonisti e dalle relazioni
ufficiali depoca, levolversi della più vasta, lunga ed
impegnativa campagna combattuta da eserciti europei nel cuore
di una regione equatoriale, caratterizzata da un habitat e da
condizioni climatiche estremamente ostili: una contesa che si
protrasse per oltre quattro anni con enormi perdite per entrambi
i contendenti e che si concluse soltanto dopo la fine della guerra
in Europa.

Quello della lotta armata contro le dittature facenti capo a Mosca
è stato un fenomeno sostanzialmente negletto, anche perché
i regimi marxisti hanno provveduto con successo ad occultarne
e minimizzarne la portata, attribuendone lorigine non tanto alla
oggettiva violenza e impopolarità del sistema socio-economico
comunista, ma alla supposta matrice reazionaria dei vari movimenti
ribelli e alla concomitante azione destabilizzatrice esercitata
su questi ultimi dalle potenze occidentali interessate a minare
lintegrità e la solidità del mondo socialista. Abbiamo
dovuto attendere il definitivo collasso del sistema sovietico
per venire a conoscenza di questi fenomeni che hanno interessato
non solo i Paesi Baltici, lUcraina, la Romania e la Polonia, ma
anche alcuni paesi balcanici come la Iugoslavia e lAlbania.


Ho sempre pensato fosse relativamente facile
fare un libro fotografico... é proprio vero che le idee
sono fatte per cambiare. Non troverete foto di materiali particolari
e combattimenti feroci, ma grandi spazi e venti che respirano
tra pini e rocce. Sembra che la montagna, sia indifferente a quei
soldati a lei aggrappati, come se la guerra durasse un sospiro.
Scene di vita al fronte, in un settore particolare, dove giù
a valle c'era casa. L'autore ha fatto un lavoro titanico, individuando
esattamente postazioni e vedute. Potreste girare con il libro
in mano e percorrendo quei sentieri, vedreste esattamente le stesse
cose, immobili nel tempo. 220 pagine per volume, rilegate seriamente.
L'unica cosa modesta di questo lavoro è il prezzo. Del
primo volume, riguardante il settore Val Saisera in italiano e
tedesco é ancora disponibile qualche pezzo, sempre a 26
Euro. Il secondo volume in italiano e inglese, fresco di stampa,
tratta del fronte sul gruppo del Raibl. Il prezzo è 28
euro. E' possibile contattare direttamente l'autore per ordinarlo
con una E-mail davidetonazzi@virgilio.it Roggero è un Socio recente della Società
di Cultura e Storia Militare: pubblicista, giornalista e collaboratore
di diverse riviste, ha già a suo attivo numerose pubblicazioni
ed articoli. Alessandrini è un nostro Socio appena
di appena diciottenne ma già molto promettente. In più
di due anni di laboriose ricerche condotte presso l'Archivio Comunale
del Comune tiburtino, il Museo Storico e l'Archivio Storico dell'Arma
dei Carabinieri, l'Archivio interno del Comando Compagnia Carabinieri
di Tivoli e quello della Sezione locale dell'Associazione Nazionale
dei Carabinieri (per citare solo le fonti più importanti),
l'Autore è riuscito a condensare, in una prosa lineare
e scorrevole, una panoramica completa della storia locale dell'Arma.
Una panoramica ridotta che però rispecchia, nelle linee
generali e nelle figure dei singoli Militi e dei singoli Ufficiali
e Sottufficiali, la storia nazionale della Forza Armata da sempre
posta alla difesa della legge ed alla sicurezza delle popolazioni. La sezione bolognese-romagnola dell'Associazione
Nazionale Alpini, sottogruppo Alpini di Ferrara "S.Ten. Ivo
Simoni", ci segnala il libro del Prof. Raffaele Pansini
"Martino e le Stelle" in cui il prof.
Pansini, docente emerito di Clinica Medica, rievoca i propri trascorsi
militari in tempo di pace ed il tempo di guerra, quando fu ufficiale
del Battaglione Vestone in Russia. Data la notorietà del
Prof. Pansini e le sue numerose pubblicazioni scientifiche non
dubitiamo dell'interesse che può suscitare il libro presso
i soci della SCSM. Ci riserviamo una più approfondita recensione
non appena possibile. Il libro può essere ordinato presso
il Cap. Mario Gallotta, via della Fornace 22, 44100 - Ferrara,
e-mail: mariogallotta@libero.it. Format: 15x21 The volume studies the theme of the politcal
and military contrast between England and France in the 18th century,
with particular reference to the phase of the Seven Years' War
in which the two European powers were involved in the struggle
for supremacy in the Nord American continent. The essay describes
the progress and political, economic and social consequence of
the long conflict, and analyses the military and technical aspects
of its pohases. This is one of very texts by an italian author
on this subject and focuses on descriptions of the naval and land
tactics and strategies used by the powers involved in what has
been called "the first world war in history". Preface Preface The battle fought on September 13, 1759, on
the Plains of Abraham, at the gates of Quebec, was a momentous
one: only the surrender of General Lee at Appomattox Court House
in 1865 was to have such a tremendous impact on the history of
North America. The victory scored by the French over the British
at Sainte Foy seven months later, on April 28, 1760, did nothing
to change the situation: Ah! A single warship, and the place would
have been ours! said a French officer speaking of Quebec, to whom
his English captor answered: You are quite right!. Such words
underscore the true cause of the French defeat in the war for
Canada: the British had command of the sea, and after the fall
of Quebec in 1759 and French failure to retake it through lack
of seapower, the empire of New France was doomed. Had Montcalm
won the battle and overcome Wolfe, everything would have been
different; or rather, had he stayed inside the fortress, waiting
for Bougainville and his Indian allies to arrive and strike the
vulnerable rear of Wolfes army, events would have taken a different
turn& Still, this is merely empty speculation: events developed
as they did, and not as they might have done& The story of Nouvelle France, which ended dramatically
on the Plains of Abraham, had been an epic, heroic and tragic
one. Never, in the northern part of the continent, had such a
vast empire been built; never had white men collaborated with
the Indian nations and flocked to the Jesuit Missions as in French
America. First Cartier, then Champlain had made the fateful choice
of the rock and peninsula of Quebec as the site of the future
capital of New France. Then de Maisonneuve had founded Montreal
in the face of the Iroquois menace and the Jesuit missionaries
had marched into the wilderness, Raimondo Luraghi
Incluse più di 360 foto, la maggior parte inedite,
di Sturmgeschütz III, Sturmgeschütz
IV, Sturmpanzer IV, Jagdpanzer 38 (t),
Jagdpanzer IV, Panzer-Sturmmörser-Tiger e rare foto
del Panzer Jäger Abteilung "Feldherrnhalle 1" e
di altre unitÆdi Sturmgeschotz tratte da Album fotografici
di veterani
450 pagine, oltre 360 foto in bianco e nero, 8
tavole a colori, 10 disegni al tratto, f.to 17x24, ¬ 34,00.
La
Prima Guerra Mondiale sul Fronte Carinziano

LA MIA GUERRA
Da Molinella al Don, ai lager tedeschi

Molinella, 2002
Osservando la pianura bolognese, là dove il Reno si fa
vicino, non è facile immaginare una penna nera che sbuca
dalle nebbie e cammina tra i filari dei pioppi.
E invece proprio da San Pietro Capofiume, frazione di Molinella,
partì nel 1941 un giovane destinato a vestire la divisa
di ufficiale dellartiglieria alpina.
Stiamo parlando di Franco Forlani, che dopo lavventura bellica
si laureò in Scienze Agrarie e divenne penna bianca, raggiungendo
il grado di Tenente Colonnello.
E di avventura, irta di rischi e di pericoli, si trattò
davvero!
Superato il duro addestramento della Scuola Centrale Militare
di Alpinismo ad Aosta e della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento
a Bra (CN), il giovane Sottotenente fu assegnato alla 19 a
batteria del Gruppo Vicenza (2° Reggimento Artiglieria Alpina,
Divisione Tridentina) ed inviato in Russia con il suo reparto.
Dopo aver partecipato alle azioni belliche del 1942, Franco Forlani
si trovò coinvolto nella tragica ritirata, durante la quale
si prodigò oltre ogni limite per salvare i propri commilitoni.
Il Capitano Giacomo Veglia , caduto a terra con un femore fracassato,
così scrive : Nessuno si curò di me; solo dopo qualche
istante sopraggiunse di corsa il Sottotenente Forlani&che,
come mi vide, sordo ai miei inviti di salvare se stesso, tornò
indietro per raccogliere un elmetto da mettermi in capo, si pose
al mio fianco facendomi scudo con il suo corpo&attese una
slitta, fermò un mulo spaventato, mi caricò sulla
slitta e, messosi alla briglia del mulo, iniziò una corsa
che durò mezzora, portandomi in salvo. Più tardi,
unico ufficiale del Com. Gruppo, seppure stremato, portò
per tredici giorni avanti il reparto, fino alla salvezza.
Crediamo che le parole del Capitano Veglia non necessitino di
commento.
Un ufficiale valoroso come Forlani, decorato di Croce di Guerra
al Valor Militare, non poteva mancare agli appuntamenti successivi,
e soprattutto a Nikolajewka, ove diede il suo contributo al vittorioso
esito di quella battaglia, rischiando ancora una volta la propria
vita.
Rientrato in Italia, finì al campo contumaciale di Dobbiaco
e, dopo l8 settembre, fu internato in Germania per aver rifiutato
di collaborare con i Tedeschi.
Il periodo trascorso nei lager nazisti fu terribile, ma Franco
Forlani seppe superare anche quella prova, fedele ai principi
di onore e dignità che sempre lo avevano ispirato e sostenuto.
Giunse poi, finalmente, lalba più attesa : quella del giorno
in cui, assieme agli altri prigionieri, riassaporò il piacere
incomparabile della libertà, preludio all agognato, anche
se difficoltoso, rientro in Italia, per riabbracciare i suoi cari
e rivedere il paese natale.
Limpido e scorrevole, il libro che Forlani ci ha regalato a 60
anni dalla sua partenza per la Russia, si legge dun fiato e ci
induce a riflettere sulla testimonianza preziosa di un autentica
penna nera, capace di non dimenticare il sorriso e lironia anche
nelle circostanze più tristi e dolorose.
Quel sorriso e quellironia che può permettersi solo chi
ha la serena coscienza del dovere compiuto fino in fondo, senza
nulla chiedere in cambio delleroismo concretamente vissuto. Senza
retorica e con la semplicità danimo che solo i grandi uomini
riescono a conservare nel tempo.
MARIO GALLOTTA
__________________________________________
Roberto ROGGERO,
Il volume fa parte di una ben più ampia serie di saggi
storici dedicati alle operazioni militari sui Fronti africano,
russo ed italiano, che l'Autore ha già pronti e sono in
attesa di pubblicazione.
L'opera - che parte dal presupposto che, nonostante la mole della
bibliografia accumulata, sulla seconda G.M. ci sia ancora molto
da dire - vuol essere certamente come uno studio oggettivo e documentato
dei fatti accaduti, ma anche una fonte di informazione agile e
fruibile per i lettori meno esperti di questioni militari e storiche.
In questo obiettivo l'Autore è agevolato dal possesso di
una prosa chiara e volutamente aliena da tecnicismi, e dalla sua
lunga esperienza di pubblicista.
Chi volesse prendere contatti con l'Autore si può rivolgere
alla Segretaria della SCSM.
Il ricavato del volume sarà devoluto a favore dell'O.N.A.O.M.A.C.,
Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma dei Carabinieri.
Chi volesse prendere contatti con l'Autore si può rivolgere
alla Segretaria della SCSM.
The Anglo-French conflict in North
America (1756-1763)
Binding: paperback
Page extent: 203
Illustrations: b&w, maps
ISBN: 88-8163-244-6
List price: US$ 20
Italian version

Italian journalist and writer, Alberto Rosselli has taken an interest
in modern and contemporary historical and military themes for
many years, and works with some of the best-known specialist Italian
and foreign magazines.
In 1997 he published the essay "Quebec 1759" about the
most important battle of the Anglo-French conflict in North America
(1756-1763). In the past Rosselli has published several collections
of historical stories and researches and the features of Italian
informations methods in the media sector.
Chapter 1: 1755-1758: Balance of Power
Chapter 2: The Year of Change
Chapter 3: The Siege of Quebec
Chapter 4: The Conquest of Quebec
Chapter 5: Saint Foy: the last, futile French victory
Chapter 6: The Tactical Role of the Navy in the Seven Years' War
Chapter 7: Indian Tribes involved in the Anglo-French war
Chronology
defying the primeval forest, the rapids of the mighty rivers,
the harsh climate and the terrible Iroquois, to organise a veritable
chain of missions. This had cost the French colonists, missionaries
and explorers sacrifices and much blood: the internecine struggle
between Indian tribes had put them on a collision course with
the fearsome Iroquois. Settlements had been destroyed and missionaries
martyred; yet in the end French tenacity had triumphed. Now, with
the defeat at Quebec it was all over. The River of Cartier wrote
Bernard DeVoto, was English. Champlain, Frontenac, La Salle, Jolliet,
the martyred Jesuits, Perrot, Duluth, Vérendrye, the shining
company of great, farseeing men moved beyond the sunset into the
dark, leaving North America only a memory of their dream. As Francis
Parkman said, The most momentous and far-reaching question ever
brought to issue on this Continent was: Shall the United States
be one nation or two?. Yet this
was really only one of two great issues on which the destiny of
the continent depended. The heroic story of the French empire
in North America deserved an end worthy of an epic poem: and such
was the Battle of Quebec.
This is why it has always exercised such fascination on readers,
historians and scholars alike and not only in the New World. That
French writers such as Etienne Salone should be attracted by the
epics of Nouvelle Franceis fairly predictable. Yet Alberto Rosselli
is an Italian: and I hear the inevitable question arise: why should
he be interested in the history of New France?.Rosselli was a
very thoughtful and intuitive young student attending the school
of North American history at the University of Genoa.
When I founded it in the distant academic year 1964-65, this was
the first school in Italy dedicated wholly to North American studies,
starting from the tenuous beginnings of the colonial era, when
Canada was little more than a place on a map and the United States
still lay concealed in the distant future. Much time was given
over in Genoa to the history of the French American empire; and
students of the Genoese school were the first in Italy to discover
the fascinating history of New France. Some of those who fell
under its spell were fortunate enough to receive Canadian research
grants and travel across the Atlantic to study French Canadian
history under such scholars as the late William J. Eccles, on
whom the University of Genoa conferred an honorary degree.A bright
student, Alberto Rosselli started working very early in this field.
His choice of the Battle of Quebec as the subject of his early
research grew from his graduation thesis, which, in
turn, generated this dense and rich book.In my opinion, it is
right that an Italian scholar should have dedicated himself to
such a subject, for he was and is able to bring to Canadian studies
a refreshing perspective, even a new dimension. Uninvolved in
the (sometimes nasty) quarrels between francophone and anglophone
historians, he has an impartial viewpoint that is not only free
from prejudice but also applies a long historical perspective
that allows him to look at events from a distance perhaps meaning
that he can better distinguish between light and shadow than historians
too
closely involved in local situations and problems. At any rate,
this book is a remarkable contribution to the study of an historical
saga that does not cease to fascinate scholars and general readers
alike and it offers a key to a fuller understanding of the complex
problems of modern-day North-America.
Professor Emeritus in American History University of Genoa, Italy.