Per evitare equivoci si precisa che la presentazione dei libri è spesso ripresa da quella degli editori o dei presentatori quando indicato.




Laurent Binet, HhhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich, Torino, Einaudi, 2011, pp. 346, € 20.00.


Ha il ritmo incalzante del thriller lo straordinario romanzo di genere storico HHhH[1], ambientato in una Praga fredda e piovosa, occupata dai tedeschi. Il titolo è impronunciabile e quindi l'opera può anche essere identificata con il suo naturale sottotitolo: Operazione Antropoide.

Il libro narra i fatti che realmente accaddero tra il marzo 1938 ed il giugno del 1942, in Boemia.

L'autore, il francese Laurent Binet, all'esordio assoluto, è capace di uno stile fresco ed originale, fatto di frequenti richiami alle sue meticolose ricerche per realizzare l'opera. La lettura è agevolata dalla scelta di spezzare il romanzo in innumerevoli capitoletti, alleggerendone così la densità senza comprometterne le emozioni. Nitidissima appare già dalle prime pagine la situazione di émpasse politica in cui piomba l'Europa dopo le iniziali fasi dell'"Anchluss". La guerra deve ancora scoppiare, ma la Germania ha annesso la Slovacchia, che resta formalmente libera perché collaborazionista e la Repubblica Ceca, occupata militarmente. Il governo è fuggito in esilio con l'élite dell'esercito al seguito.

A capo del protettorato di Boemia e Moravia Hitler chiama Reinhard Heydrich, la "Bestia bionda", giovane ed astuto collaboratore di Himmler e già direttore della Gestapo. Questi dal castello di Praga terrorizza la regione con vessazioni, ricatti, torture ed omicidi. La resistenza partigiana interna è in breve liquidata. Il governo ceco al riparo a Londra dal canto suo è troppo debole per pretendere un intervento inglese a porre fine alle carneficine in patria.

Heydrich, intanto, suona il violino, frequenta assiduamente i bordelli e stermina i suoi nuovi sudditi. E lo fa così bene da venir chiamato a progettare la ben più ampia “Soluzione finale”.

Sarà quindi con una missione segreta, denominata "Operazione Antropoide", che il governo ceco tenta di fermare il “mostro e ridarsi dignità con gli alleati. Due parà , Jan Kubis e Jozef Gabcik, uno ceco e uno slovacco a rappresentare l’unicità di un popolo, aviotrasportati da Londra, si lanceranno nel buio cielo di Praga con un solo obiettivo: uccidere Heydrich. Prima ancora però dovranno cercare le famiglie che li ospiteranno clandestinamente fino al programmato incontro col despota. Una missione impossibile, anche perché, i due, Praga non l’hanno mai vista. A raccontarla bene ci pensa invece lo stesso autore, che del mondo boemo conosce ogni sfumatura avendo vissuto per anni tra Bratislava e la capitale ceca.

Riuscirà il commando ad assassinare il governatore del Protettorato, l’uomo dal cuore di ferro, come lo stesso Hitler definì Heydrich dopo averlo conosciuto?

L'autore racconta i fatti come una cronaca, fino all'ultimo alito di vita dei due martiri, crivellati dai colpi dei nazisti nella cripta della chiesa dei Santi Cirillo e Metodio. Al lettore, Binet lascia però il compito di trovare la risposta, che suona come una sentenza, al dilemma supremo: Kubis e Gabcik eroi nazionali o criminali? Avrebbero dovuto costituirsi ed andare al patibolo da eroi, o fuggire lasciandosi dietro una scia di rappresaglie ed esecuzioni sommarie?


 Raffaele Polella


[1] HhhH è l'acronimo tedesco di Himmlers Hirn heißt Heydrich, cioè «il cervello di Himmler si chiama Heydrich».


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Alberto LEONI

Il paradiso devastato – Storia militare della Campagna d'Italia

Edizioni Ares, Milano 2012 (€ 19,50)



Avevamo letto su un quotidiano un'intervista con l'Autore e, colpiti da alcune sue dichiarazioni sul comportamento dei soldati sia italiani sia degli altri eserciti durante la campagna d'Italia, abbiamo voluto cercare il volume e leggerlo con comodo.

Quello che ci ha colpito era ed è il fatto che – a differenza della vulgata secondo la quale i soldati italiani non combatterono, quelli tedeschi commisero solo atrocità , quelli alleati erano angeli e, infine, che la guerra in Italia venne combattuta e vinta solo dai partigiani – l'Autore ha voluto e saputo mettere nella giusta luce molti aspetti spesso trascurati, per non dire ignorati, di quel lungo e tragico biennio che sconvolse la nostra terra dalla Sicilia fino alle Alpi.

L'Autore inizia con un primo capitolo interessantissimo, nel quale tratteggia il "carattere" italiano dell'epoca e, in particolare, quali fossero l'atteggiamento e la preparazione propriamente militare e poi sociale, psicologica ed economica della popolazione, delle forze armate e dei maggiori responsabili sia militari sia politici.

Alcune considerazioni dell'autore sono forse opinabili, ma comunque esposte con una chiarezza ed una pacatezza che costringono al rispetto delle stesse e, in qualche caso, ad una "revisione" delle proprie convinzioni resa necessaria dall'evidenza dei fatti.

Particolare attenzione viene prestata – sempre nel primo capitolo - alle tragiche vicende relative all'armistizio o, meglio, ai due armistizi, quello "breve" e quello "lungo", firmati da persone diverse in momenti diversi e senza che le une fossero a conoscenza di ciò che stavano facendo le altre.

Leggere queste pagine, per quanto sine ira et studio, provoca ancora oggi un insopprimibile sentimento di umiliazione e vergogna per quanti, anche se allora non erano neppure nati, "attribuiscono ancora un valore alla storia del proprio Paese" (citazione dall'Autore) né hanno ripudiato l'orgoglio della propria italianità .

Nei successivi otto capitoli viene esaminata la storia del biennio, a cominciare dallo sbarco in Sicilia.

Vengono minuziosamente esaminati ed illustrati tutti i fatti ed i retroscena degli stessi; vengono ricostruiti tutti gli scontri, dai più importanti a quelli meno noti e dimenticati.

Degno di nota è il fatto che, a differenza di quasi tutti gli altri testi fino ad oggi consultati, vengono ricordati moltissimi atti di valore compiuti dai soldati degli eserciti impegnati, e non più e non solo quelli dei vincitori o di una delle parti in campo.

L'Autore cita innumerevoli esempi di eroismo, compiuti da soldati di tutte le bandiere, fino ad oggi sconosciuti o, quel che è peggio – almeno per noi italiani – dimenticati.

Particolare attenzione viene posta nell'illustrare l'operato dei combattenti italiani dei fronti opposti: da una parte il risorto Esercito che combatté a fianco degli Alleati; dall'altra, i cosiddetti "Repubblichini" che, volenti o nolenti, si trovarono a combattere sul fronte opposto, a fianco dei tedeschi.

Da ultimo, troviamo finalmente una storia della Resistenza e dei suoi combattenti scritta senza pregiudizi ideologici di sorta, che permette di scoprire e comprendere molti eventi ignorati o misconosciuti e molti protagonisti, dei quali non avevamo mai sospettato la partecipazione a fatti che spesso sembrano incredibili.

L'Autore ha il pregio di non nascondere od esaltare meriti degli uni e demeriti degli altri; illustra eroismi e viltà senza alcuna iperbole: giustamente esalta gli eroismi e altrettanto giustamente denuncia e condanna duramente gli errori senza adottare mai il comodo alibi della "Causa".

Per concludere, riteniamo che questo libro dovrebbe essere diffuso il più possibile, non solo nelle scuole, per far conoscere un periodo storico ormai poco noto ai più, poco frequentato e ancor oggi troppo spesso descritto solo in base a ideologie presenti o passate.

Come ultima nota segnaliamo quelle che, a nostro avviso, sono tre carenze: la prima riguarda la mancanza di un indice di tutte le unità impegnate nelle operazioni belliche; la sua presenza avrebbe certamente facilitato il lavoro dei ricercatori e dei cultori della materia.

La seconda – attribuibile forse ad una scarsa confidenza con la terminologia militare o ad una frettolosa revisione del testo in sede di stampa – è quella relativa all'indicazione della tipologia delle unità tedesche.

Infatti, a parte qualche indicativo numerico sbagliato, abbiamo spesso trovato unità meccanizzate indicate come corazzate (e viceversa) o di fanteria leggera; ciò può portare, per i meno esperti, ad un fraintendimento dei rapporti di forza esistenti.

Ad esempio, la 15^ Divisione Panzergrenadier viene citata come unità corazzata, mentre la 90^ Panzergrenadier viene citata come unità leggera. In realtà la prima fu certamente un'unità corazzata, ma solo durante le operazioni in Africa Settentrionale, perché quando fu ricostituita in Sicilia divenne un’unità meccanizzata, cioè solo parzialmente corazzata. La leggendaria 90^ "leichte" (leggera), fu tale in Africa Settentrionale, ma quando fu ricostituita in Sardegna divenne anch’essa – come la 15^ – meccanizzata.

La terza riguarda i nomi degli “attori” grandi e piccoli della Campagna d’Italia. Il fatto che, ad esempio, il nome di un personaggio molto noto come quello del Feldmaresciallo Kesselring sia costantemente trasformato nel testo in Kesserling fa dubitare che anche altri nomi meno conosciuti possano essere stati trascritti in modo sbagliato.

Sono peccati veniali, che nulla tolgono al valore dell'opera, ma confessiamo che ci hanno costretti ad un ancor più attento esame del testo e ad un controllo dei dati.


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Alfio Moratti e Amos Conti

Dal Cusna al Po, nel deserto, in mare, in cielo.

Soldati reggiani in Libia 1911-1918

Istoreco (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea), Reggio Emilia, 2012.



I due autori, entrambi non professionisti ma prestati alla storia militare, in quanto il primo è medico chirurgo ed il secondo dirigente di un’azienda di servizi pubblici, si qualificano però non soltanto come degli appassionati o dei dilettanti, ma come due validi e competenti storici esperti della materia trattata. Il loro scopo è quello di raccogliere, a cent’anni di distanza, le vicende umane dei soldati reggiani mobilitati fra il 1911 ed il 1918 in Tripolitania e Cirenaica (il nome di Libia, sebbene già universalmente usato, fu ufficializzato soltanto nel 1934 con l’unificazione delle due regioni e dei due governatorati in un’unica colonia).

Il volume in questione si occupa dunque di un frammento – per così dire di uno scorcio – di storia militare nazionale ma, tutto sommato, la Storia con la S maiuscola non si compone forse degli infiniti frammenti di storia, con la s minuscola, locale? Ed il patrimonio storico di una nazione non si fonda anche sui patrimoni storici delle sue singole città e dei loro abitanti?

Dal primo sbarco della Regia Marina a Tripoli il 5 ottobre 1911 al dicembre 1918 vissero e si batterono, sulle sponde africane del Mediterraneo e nei deserti dell’immediato entroterra, 2.500 giovani reggiani e della provincia, ed in sette anni di combattimenti 140 di loro risultarono dispersi o vi persero la vita per ferite o malattie. Dei reduci e rimpatriati dalla Libia, altri 250 caddero poi sui fronti della Grande Guerra.

I due autori ne ricostruiscono la storia e la cronaca attraverso una davvero diligente ricerca di fotografie edite e inedite, carte militari, foto private, lettere di combattenti e articoli di stampa. Nella loro ricostruzione compaiono così tanto i nomi degli Ufficiali provenienti dalle più illustri famiglie reggiane, come i Bongiovanni od i Tassoni (il Generale Giulio Cesare Tassoni diventerà Governatore della Tripolitania), quanto quelli dei semplici e sconosciuti soldati, bersaglieri o marinai.

Contemporaneamente il volume pone l’accento sui nuovi e perfezionati mezzi tecnologici della guerra moderna sperimentati in terra libica: l’autocarro, il telegrafo, la mitragliatrice, il cannone da campagna a tiro rapido e, soprattutto, il dirigibile e l’aeroplano per la ricognizione e il bombardamento tattico.

Lo spaccato della guerra Italo-turca vissuta e vista attraverso gli occhi, le lettere ed i ricordi dei giovani reggiani desta un interesse particolare in quanto, nel primo decennio del secolo, quella provincia era incontestabilmente “rossa” e il partito socialista nelle sue due anime – turatiana e massimalista – entrambe, anche se a diversi livelli, contrarie alle imprese coloniali, guidavano il capoluogo e la maggior parte dei comuni. Il socialismo emiliano era alimentato dal recente passaggio dall’economia rurale al nascente capitalismo industriale, di cui le officine meccaniche Reggiane erano il fiore all’occhiello. Proprio nel 1911 la provincia di Reggio si distinse, ad esempio, per la tiepidissima partecipazione al cinquantenario dell’Unità d’Italia, che al contrario venne entusiasticamente celebrato a Torino, Milano e Roma.

Quando poi, nel settembre di quello stesso anno, si diffuse la voce di un’imminente spedizione militare in Libia preparata dal ministero Giolitti, scoppiarono immediatamente tafferugli fra nazionalisti e socialisti, a cominciare da quelli del 19 settembre alla Sala Verdi. Il 22 seguì lo sciopero generale con manifestazioni d’intolleranza da parte di socialisti e di sindacalisti rivoluzionari. Altre violenze si accesero il 27 alla partenza dei richiamati del 1888 e delle reclute reggiane del 1891, violenze che si verificarono anche in ogni città emiliana e romagnola e che a Forlì, ad esempio, portarono all’arresto di Mussolini e Nenni, che nella locale stazione ferroviaria cercavano di fermare le tradotte.

La posizione nettamente ostile all’impresa di gran parte della cittadinanza reggiana era peraltro ben rappresentata dal quotidiano locale “La Giustizia” e dal sindaco Luigi Roversi che addirittura, nel 1913, si rifiutò polemicamente di partecipare alle cerimonie per il ritorno dei reduci. Può destare meraviglia, ma in realtà non più di tanto, che dei soldati portatori di tali ideologie anti colonialiste e pacifiste, ben diversi dai volontari eo dai nazionalisti, si siano poi distinti per il loro comportamento in guerra, meritando il conferimento, in totale, di una Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia, quattordici Medaglie d’Argento al Valor Militare e quindici Medaglie di Bronzo al Valor Militare, oltre a diversi Encomi Solenni.

La guerra Italo-turca, cominciata il 3 ottobre 1911 con il bombardamento dei forti tripolini e con lo sbarco, due giorni dopo, di 1.732 marinai agli ordini del Capitano di Vascello Umberto Cagni, si concluse ufficialmente l’anno successivo con il Trattato di Losanna del 12 ottobre 1912. Il volume di Moratti e Conti ne ripercorre diligentemente tutte le tappe, quasi giornata per giornata, combattimento per combattimento, a cominciare da quelli di Sciara Sciatt e di Henni del 23 e 26 ottobre, ma il maggior numero di caduti reggiani, di decorazioni conferite e di episodi crudeli e brutali, vennero successivamente, a pace conclusa, specialmente tra il 1915 ed il 1918, durante la grande rivolta araba. In quegli anni infatti una estenuante e feroce guerriglia costrinse gli italiani a tenere in Libia, nonostante il conflitto contro l’Austria-Ungheria ai confini orientali, almeno quattro Divisioni in armi, riuscendo a stento a mantenere la linea costiera del Gebel e le città di Tripoli e di Homs ma perdendo il Fezzan.

Dal Cusna al Po può essere dunque letto anche come un’utile opera di storiografia militare, che ripercorre analiticamente tutti gli episodi della Campagna di Libia, anche se questi di volta in volta sono introdotti dall’io di qualche combattente reggiano che vi ha assistito. Di particolare interesse il breve capitolo dedicato ad uno scacchiere piuttosto trascurato dalla bibliografia militare: quello della “Terza piccola guerra”, o “Guerra dietro le quinte”, come fu definito. Si tratta del teatro di guerra nel Mar Rosso e nello Yemen, rammentato attraverso la lettera da Massaua di un marinaio pubblicata dal “Corriere di Reggio” e da alcune lettere di un caporal maggiore d’artiglieria. La “Terza piccola guerra” si accompagnava a quella in Tripolitania e Cirenaica, al bombardamento di Beirut ed alle operazioni nell’Egeo e nei Dardanelli, vide operare nel Mar Rosso le Regie Navi Volturno, Aretusa e Staffetta e fu condotta nella più rigorosa segretezza, allo scopo di fomentare la guerriglia anti turca nello Yemen, anticipando di quattro anni le imprese del Colonnello Thomas Lawrence, più noto come “Lawrence d’Arabia”.

Ad una di queste missioni partecipò il caporal maggiore Arrigo Moratti, un volontario reggiano che, partito da Napoli il 9 marzo insieme ad altri 11 artiglieri sulla R.N. Verbano, consegnò ad un ribelle yemenita della città di Gizan alcune migliaia di fucili e sedici pezzi d’artiglieria di vario calibro, da 120 a 87 mm. Queste operazioni di contro guerriglia erano tese ad arrestare o almeno a limitare l’invio di aiuti turchi attraverso il Mar Rosso e l’Egitto all’insurrezione araba che, nonostante i nostri sforzi, sarebbe scoppiata invece virulenta nel 1915.

Il volume che, ripeto, è godibile anche sotto l’ottica più complessa della storia militare, e non solo di quella della cronaca militare, è corredato da numerose appendici biografiche dedicate ai comandanti reggiani, ai combattenti divisi località per località , alle motivazioni delle decorazioni.


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A. Giorgi
CRONACA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE 1939-1945
Tutti i principali avvenimenti militari e politici riportati giorno per giorno

Finalmente una cronaca, giorno per giorno, del Secondo conflitto mondiale. Dall'attacco tedesco alla Polonia il 1 settembre 1939 al disarmo delle ultime unità giapponesi nell'autunno del 1945. Il libro passa in esame gli eventi significativi su ogni fronte, in ogni ambiente (terrestre, navale e aereo) e sotto ogni aspetto: militare, politico, tecnologico, di intelligence, dei crimini di guerra. In coda alla cronaca vera e propria una serie di corpose appendici che costituiscono parte integrante dell'opera: note biografiche e circostanziali raggruppate per anno di guerra; un indice dei nomi raggruppato per nazioni completo e dettagliato; una sezione dedicata a dati statistici di ogni genere, dalla produzione industriale alla consistenza delle forze, dalle perdite materiali e umane, l'analisi comparata dei costi dei sistemi d'arma per valutare le capacità dei progettisti e l'efficienza dei diversi sistemi industriali. Un'opera tra la cronaca retrospettiva e il dizionario enciclopedico in una sintesi senza precedenti, che beneficia dell'apertura degli archivi governativi degli ultimi decenni.


374 pagine f.to 17x24 cm rilegato in brossura con cucitura. Copertina in carta lucida plastificata.
Foto in b/n all'inizio di ogni capitolo/sezione, esclusivamente di provenienza dei National Archives o della Library of Congress USA.
Euro 28,00
Ordinabile per corrispondenza direttamente all'editore Editoriale Lupo di Ponte a Vicchio (Firenze) all'e-mail raidit@timenet.it e alla info@editorialelupo.it o al tel. 055-8497514 o sul modulo presente sul loro sito web www.editorialelupo.it ,
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